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Situata presso il confine sud-est della provincia di Viterbo, a 5 km dalla s.s. Flaminia e 15 dalla s.s. Cassia, Faleria si colloca in un territorio abbastanza conosciuto per la ricchezza e le testimonianze storiche.

Ha attualmente 2300 abitanti.

Facilmente raggiungibile da Roma, da cui dista circa 40 km, il paese è poco distante dal Parco della Valle del Treia.

Il suo borgo sorge, infatti, su un colle di tufo di forma triangolare scavato dalla confluenza del torrente Treia stesso e del torrente Mola, a 200 metri sul livello del mare.

Pur collocandosi in pieno territorio falisco, Faleria non si identifica con l’antica “Falerii Veteres”, distrutta dai romani nel 241 a.C., che sorgeva a circa 15 km , né con “Falerii Novi” ricostruita poco distante.

Ebbe invece il nome di “Stabla” (poi “Stabbia” o “Stabia”), che denota un’antica stazione per il cambio dei cavalli (stabulum o mutatio stradale).

Altri studiosi fanno derivare “Stabia” da “Stabilis”, cioè stabile con riferimento alle fondamenta tufacee. La denominazione attuale del paese è attestata dal 1873.

Lo storico Giuseppe Agneni (nel 1980) suggeriva un ritorno alla vecchia denominazione: "Sarebbe cosa giusta ed auspicabile, un ritorno alla verità storica immutata ed immutabile di Stabbia, e che gli attuali Amministratori ponessero finalmente termine a tale stupido e illogico cambiamento, ripristinando al suddetto Paese il suo vero e autentico nome, come intelligentemente hanno fatto le Comunità di Blera (già Bieda) e Vasanello (già Bassanello).

Un ritorno alla ragione ed ai veri sentimenti popolari, vanificherebbe il tentativo di camuffare il progresso di questa antica terra, con un nome che non indossa il vestito della verità. (da: Storia di Stabbia ora Faleria, manoscritto dattilografato s.d., pag.2)"

Il borgo antico si arrocca sull’estremità triangolare del promontorio tufaceo delimitato, ai lati, da due valli profonde e difeso, lungo la fronte posteriore del Palazzo Anguillara, da una cinta muraria con un'unica porta d'accesso oggi ancora conservata.

L’insediamento si articolava su una via centrale, Via Falisca, cui si legavano le viuzze minori.

Dopo la realizzazione del Castello degli Anguillara il borgo assume l’aspetto di nucleo fortificato. Nel XVI secolo l’abitato si amplia e viene costruita una nuova cinta muraria con torri e due porte d’accesso.

Nel 1660 tutti i beni Anguillara e con essi il feudo di Stabia furono venduti al principe Borghese.

Nel XIX secolo il nucleo conserva ancora intatto il perimetro difensivo, ma all’esterno delle mura si sviluppa il paese nuovo. Nel catasto urbano del 1873 compare la denominazione Faleria.

All’inizio del XX secolo la cinta muraria rinascimentale e le porte d’accesso vengono demolite, viene realizzato il palazzo comunale.

L’antico borgo ai lati della Via Falisca è stato evacuato negli anni 1971-73, è bastato poco per gettar via secoli di storia, opere d’arte e le nostre radici.

Da 15 anni, le varie amministrazioni, hanno portato avanti un progetto di recupero dello sperone tufaceo e del vecchio paese oramai del tutto crollato, il cammino è molto lungo, ma già aver posto tale obiettivo e continuare a perseguirlo è segno di civiltà, consapevolezza e buon senso.

Da un punto di vista economico Faleria nasce con vocazioni prevalentemente agricole, le campagne circostanti sono coltivate a vigneto, oliveto e nocciole.

Le tecniche di lavorazione artigianale assicurano la massima genuinità di olio e vino, mentre il collegamento con settori secondari e terziari, ne rendono poco elastica la vendita.

Ciò ha fatto in modo che tali culture si siano via via ridotte ad un utilizzo casalingo.

Diversa, almeno in parte, è la situazione della nocciola, che viene prodotta nella qualità “tonda gentile” e “nocchia rosa”, la produzione in questo caso destinata alla vendita.

Pochissime sono le aziende, ancora scarso è il settore turistico nonostante il luogo offra molte attrattive sia dal punto di vista artistico e archeologico che naturalistico: i Castelli, le Chiese, i Casali, i boschi bellissimi e suggestivi.

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