La Pastorella 2012
Il Viaggio dell’umanità
“In onore al sommo poeta Dante Alighieri”
1.
STROFA
( in corsivo le strofe tratte
dall’INFERNO di Dante Alighieri )
“Nel mezzo del cammin di nostra vita”
ci ritrovammo “in una selva oscura
che la diritta via era smarrita”
a meditar gli errori: oh che paura!
Denaro e gloria: che esistenza ordita
dimenticando Dio; o come è dura
“esta selva selvaggia e aspra e forte
tant’è amara che poco è più morte”.
Rit. Il peccato è dannazione
ci tormenta , ci angoscia
Solo Dio è liberazione
ed elevazione poscia.
Su cantiam la Pastorella
dedicandola al Poeta
che fu eroe della “favella”
e viaggiò per quella meta.
2.
STROFA
( in corsivo le strofe tratte
dal PURGATORIO di Dante Alighieri )
“La navicella del nostro ingegno
che lascia dietro a se mar sì crudele”,
salire al ciel l’uomo, fa, sì degno
“per correr miglior acque alza le vele”.
Usciamo, ordunque, da quel triste regno
per essere al Signore più fedele,
“or ci piaccia gradir la sua venuta”
che porta libertà e l’uomo aiuta .
Rit. Su usciamo da quel regno
dove l’animo si purga,
per salire al cielo degno
e così “Calliope surga”.
Su cantiam la Pastorella
dedicandola al Poeta
che fu eroe della “favella”
e viaggiò per quella meta.
3. STROFA
( in
corsivo le strofe tratte
dal PARADISO di Dante Alighieri )
“La gloria di Colui che tutto move
Per l’universo penetra e risplende
In una parte più e meno altrove
Nel ciel che più della sua luce prende”.
E allor cercando Lui in ogni dove
il nostro cuor si illumina e si accende
per osannar la nascita del Bimbo
che toglie le incertezze: via dal Limbo!
Rit. E con uno sguardo al cielo
invochiam nostro Signore,
sul Bambin stendiamo un velo
ché del mondo è il Salvatore.
Su cantiam la Pastorella
dedicandola al Poeta
che fu eroe della “favella”
e viaggiò per quella meta.
STROFA TERMINALE
“L’amor che move il sole e le altre stelle”
rende l’anima e il cor ancor più belle!
Ed infine il
ciel ci dia
Buona Pasqua Epifania.
L’autore : Patrizia Pellegrini
PASTORELLA 2012
“Il viaggio dell’umanità”
Commento
L’autore della Pastorella quest’anno, in onore al sommo poeta Dante Alighieri, che nella Divina Commedia descrive in modo allegorico e simbolico il suo viaggio nell’oltretomba per riscattare la sua anima dai peccati, intende raccontare il “viaggio dell’umanita”.
Prendendo in prestito alcune terzine della Divina Commedia, trasformate in ottave secondo i canoni della Pastorella, l’autore osserva e afferma che la vita umana sempre di più punta su alcuni valori quali il denaro, la gloria, il potere lasciando in penombra e dimenticando quasi del tutto quei “valori cristiani e morali” che possono accompagnarci verso la salvezza aprendo le porte del Paradiso.
1^ STROFA
La prima strofa si ispira e riprende alcuni versi dell’Inferno di Dante.
Nella prima strofa si evidenzia che l’uomo, ad una certa età della sua vita , in genere a circa metà del suo percorso (forse per esperienza e per maturità acquisita) (“nel mezzo del cammin di nostra vita” : 1° canto,1° verso dell’Inferno di Dante) , avendo lasciato la retta via ( “che la diritta via era smarrita” : 1° canto – 3° verso - Inferno) ovvero la via del bene indicata da Dio, si rende conto di essersi smarrito in un bosco oscuro (“selva oscura”: 1° canto -2° verso - Inferno ) e di vivere nel peccato.
Inizia allora a meditare sui propri errori e sbagli ma con lo spavento che deriva della consapevolezza di essere nel peccato.
L’uomo si è organizzato (“esistenza ordita”) puntando al potere e al denaro dimenticando Dio e tutti i suoi insegnamenti e allora vive con difficoltà (“o come è dura”) camminando in una “selva oscura” difficile da attraversare (“ è aspra e forte”: 1° canto – 4° verso - Inferno) che è tanto amara che la morte lo è poco di più (“tant’è amara che poco è più morte”: 1° canto -7° verso – Inferno) ovvero il tormento che provoca (chiaramente la selva oscura) è di poco inferiore all’angoscia della morte.
1° RITORNELLO
Nel primo ritornello si afferma che il peccato costituisce la perdizione dell’uomo (“il peccato è dannazione”), affliggendolo e tormentandolo (“ci tormenta, ci angoscia”) ; e soltanto attraverso la contemplazione del Signore potremmo liberarci dal peccato (“solo Dio è liberazione”) migliorando poi (= “poscia”) la nostra esistenza.
Lo scrittore invita, come tradizione vuole, ad intonare il canto della Pastorella dedicandola al sommo poeta Dante Alighieri, Padre della letteratura italiana, che ha avuto una grande capacità di narrare , raccontare (“ eroe della favella”) facendo introspezione e cercando di raggiungere un importante traguardo: la redenzione dell’anima (“e viaggiò per quella meta”).
2^ STROFA
La seconda strofa si ispira al Purgatorio .
Lo scrittore esorta l’uomo dotato di intelletto (“la navicella del nostro ingegno”: 1° canto, 2° verso del Purgatorio di Dante) ad abbandonare ( “lasciar dietro di sé”: 1° canto, 3° verso del Purgatorio di Dante) un mare tempestoso (“ mar sì crudele”: 1° canto, 3° verso del Purgatorio di Dante) ovvero il peccato, per solcare acque più miti (“miglior acque”: 1° canto, 1° verso del Purgatorio di Dante) spiegando le vele (“alza le vele”: 1° canto, 1° verso del Purgatorio di Dante) ovvero allontanandosi dalle tentazioni. Invita inoltre a fuggire l’Inferno (“triste regno”) comportandosi con più fedeltà verso il Signore apprezzando la venuta di Cristo (“or ci piaccia gradir la sua venuta”: 1° canto, 70° verso del Purgatorio ) che è fonte di libertà (“porta libertà”) ed espiazione dei peccati umani (“l’uomo aiuta”).
2° RITORNELLO
Il secondo ritornello prende spunto dal Canto 1° del Purgatorio e precisamente dai versi dal quarto al nono. In esso si invita ad uscire dall’Inferno (da quel regno) dove lo spirito (“l’animo”) si purifica della sofferenza(“si purga”) per salire in Paradiso (“al cielo”) senza più peccati (“degno”) e in modo che “Calliope” (= divinità della religione greca , figlia di Zeus e Mnemosyne), Musa della poesia epica (= poesia che narra le gesta storiche o leggendarie di un eroe o di un popolo tramandandone la memoria e l’identità)si elevi, si alzi (“surga”) ovvero la poesia della Pastorella (tradizione di un paese e quindi epica perché tramanda l’identità di un popolo) esalti, si promuova a dignità ed onori perché diffondendo valori morali e cristiani miri a rendere gli uomini migliori.
Di nuovo l’invito, come tradizione vuole, ad intonare il canto della Pastorella dedicandola al sommo poeta Dante Alighieri, Padre della letteratura italiana.
3^ STROFA
Si ispira al Paradiso di Dante Alighieri ed esattamente al Canto I° - versi da 1, 2, 3 e 4.
La gloria di Dio (“Colui che tutto move”) ovvero di colui che è il motore supremo dell’universo, si diffonde e brilla (“penetra e risplende”) in tutte le opere della sua creazione, più in quelle perfette (“in un parte più”) e meno in quelle che sono maggiormente lontano dalla perfezione (“e meno altrove”) e nel cielo che, essendo la sua più compiuta opera, maggiormente riceve (“prende”) la luce divina. E così alla ricerca del Creatore in ogni angolo dell’universo (“in ogni dove”) , il nostro “cuore” (o meglio il nostro animo) è capace di scorgere il Signore (“si illumina e si accende”) per celebrare (“osannar”) la Nascita del Salvatore (= del Bimbo che rinasce per noi ogni Natale), abbandonando le paure e le preoccupazioni (“incertezze”) e facendoci finalmente uscire dalle insicurezze e dai dubbi (“limbo”) che accompagnano il percorso della nostra vita materiale e spirituale.
3° RITORNELLO
E sempre con l’attenzione ai problemi spirituali (“con uno sguardo al cielo”), preghiamo (“invochiam”) il nostro Dio; proteggiamo il figlio di Dio (“sul Bambin stendiamo un velo”) perché (“ché”) del mondo è il Salvatore ovvero colui che con la sua venuta sulla terra si è fatto carico dei peccati dell’umanità.
Di nuovo l’invito, come tradizione vuole, ad intonare il canto della Pastorella dedicandola al sommo poeta Dante Alighieri, Padre della letteratura italiana.
STROFA TERMINALE
Prende spunto dall’ultimo verso del 33^ canto del Paradiso.
L’amore di Dio che “move il sole e le altre stelle”, ovvero che è l’artefice della creazione, rende gli uomini(“l’animo ed il cuor”) generosi e altruisti (“più belle”).
Nota: Qui c’è una licenza poetica in quanto si sarebbe dovuto scrivere “animo e cuor ancor più belli” e non “belle” che serve per rimare con “stelle”.
Ed infine la frase usuale del nostro tradizionale canto che augura la buona sorte per l'anno appena entrato ed invita a prepararsi alla Pasqua che si avvicina:
“ Ed infine il ciel ci dia, Buona Pasqua Epifania”.
Autore: Patrizia Pellegrini