Pastorella 2004
Questa Pastorella, allo scopo di rendere più viva e verosimile la narrazione
degli episodi legati alla nascita di Nostro Signore, dà voce ai personaggi, con
duetti tra Maria e Giuseppe che contribuiscono al racconto, assieme al
narratore.
Le espressioni di Maria sono piene di orgoglio materno e denotano, a volte, un
afflato mistico; Giuseppe risponde ad esse con grande umanità. Il narratore,
infine, ripropone le situazioni della tradizione, completando il pittoresco
affresco natalizio.
Sono rappresentati tre momenti successivi: l’arrivo a Betlemme, la notte santa,
l’adorazione dei magi e la fuga in Egitto.
Le strofe, in endecasillabi di quattro quartine con rima A B A B A B C C - D E D
E D E F F, si compongono ciascuna di una prima quartina rappresentata dalle
parole di Maria, di una seconda con le parole di Giuseppe e di due quartine
successive contenenti il commento del narratore.
Nelle strofe non ci si allontana mai dalla scena della natività, sia perché il
tono epico della strofa musicale sembra poco appropriato alla trattazione di
temi differenti, sia perché il richiamo eventuale a fatti della vita
contemporanea dissolverebbe l’atmosfera di stupore attonito, che si tenta di
creare.
Il tema, invece, cambia e diventa più giocoso nelle due quartine di versi
ottonari ( A B A B C D C D ) cantati dal coro, che compongono il ritornello e
nei quattro versi di chiusura, tradizionalmente adibiti agli auguri e alla
sollecitazione della benevolenza divina. Qui cambia il tono stesso del verso
musicale, che diventa una marcetta popolare e perciò l’allentamento della
tensione e lo spostamento dell’attenzione sui presenti e sul momento celebrativo
appare doveroso.
Interpreti
Maria: Maria Teresa Corradi
Giuseppe: Renato Matteucci
Narratore: Enzo Figliacconi
Fisarmonica: Pasquale Brandimarte
Coro: voci miste maschili e femminili
1a strofa
Betlemme
Maria: “Il lungo camminar, mio caro sposo,
che ci portò a Betlemme, m’ha stremato;
stanca sono alla morte e avrò riposo
solo quando sarà compiuto il Fato.”
Giuseppe: “Anche per me, Maria, è doloroso
vederti faticare, in questo stato,
ma ormai, giunta alla fine del cammino,
potrai far nascer qui il tuo bambino!”
Narratore: Da ogni locanda furono cacciati,
trattati male, senza sentimento;
alla fine, da tutti allontanati,
ripresero il cammino al freddo e al vento.
Vagarono sgomenti e congelati,
mentre s’avvicinava il gran momento,
finché tra vecchie stalle e antiche grotte,
trovarono riparo nella notte.
Ritornello:
Coro:
Donne, uomini e ragazze
accorrete tutti quanti
nelle strade e nelle piazze
forza, su venite avanti!
Due millenni son passati,
ma a Faleria ancor si canta
degli eventi, mai scordati,
avvenuti in Terrasanta.
2a strofa
Notte
Santa
Maria: “E’ nato, la promessa s’è avverata!
cambierà il mondo, questo figlio mio!
e a chi lo seguirà sarà donata
la vita eterna e la grazia di Dio.”
Giuseppe: “Lo crescerò tuo figlio, donna amata,
come se il vero padre fossi io,
e un dì la sua parola convincente
saprà portar speranza tra la gente.”
Narratore: La notte, ch’era buia, si schiariva
e nel cielo brillava una cometa;
dovunque un canto dolce si sentiva
e l’aria intorno s’era fatta quieta.
Intanto, mentre il freddo s’inaspriva,
l’asino e il bue, dall’aria mansueta,
riposto nella paglia, lì vicino,
scaldavano col fiato il Dio bambino.
Ritornello:
Coro: Donne, uomini e ragazze
accorrete tutti quanti
nelle strade e nelle piazze
forza, su venite avanti!
Due millenni son passati,
ma a Faleria ancor si canta
degli eventi, mai scordati,
avvenuti in Terrasanta.
3a strofa
Adorazione e fuga in Egitto
Maria: “Gente comune e umili pastori
vengono a Lui con fare riverente!
S’inchinano, portando dei tesori,
anche tre re venuti dall’Oriente !”
Giuseppe: “Un angelo m’ha detto: questi onori
faranno ingelosire un gran potente;
perciò, Maria, mettiamoci in cammino
prima che Erode scovi il tuo bambino.”
Narratore: Infatti fu emanato il grande editto
che avrebbe messo a morte gli innocenti.
Lasciarono la stalla e per l’Egitto
partirono, di nuovo tra gli stenti.
Fu duro e faticoso quel tragitto,
però alla fine furono contenti,
perché, nella fatica e nel dolore,
avevano salvato il Salvatore.
Ritornello:
Coro: Donne, uomini e ragazze
accorrete tutti quanti
nelle strade e nelle piazze
forza, su venite avanti!
Due
millenni son passati,
ma a Faleria ancor si canta
degli eventi, mai scordati,
avvenuti in Terrasanta.
… e poi, perché la sorte ci sia amica,
cantiamo in coro: …e Dio ci benedica!
… ed infine il Ciel ci dia:
buona Pasqua Epifania!
Enzo Matteucci