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Foto di Marco Corradi

San Giuliano  

così si racconta..

Non si hanno di Lui notizie storiche sicure e, per poterlo conoscere ci si riferisce soprattutto ad un racconto di Gustave Flaubert (1821-1880) intitolato “La leggenda di San Giuliano Ospitaliere” che possiamo così liberamente riassumere:

Il nonno d’inverno, nelle lunghe e fredde notti, spesso narra questa bella storia di Giuliano Ospitaliere, che, secondo una antichissima leggenda è nato in Belgio.

Da bambino amava la Chiesa e pregava a lungo,

era obbediente, buono, docile e cortese. Un giorno,

la mamma triste, senza parole guardando il figlio

sospirò e pianse sconsolata.

Giuliano preoccupato ne chiese alla mamma il perché ed ella,

fra i singhiozzi, gli disse: “Queste tue piccole mani un giorno

si macchieranno del sangue di tuo padre e di tua madre!”.

Inorridito il giovane rispose: “Voi mi avete dato la vita ed io non potrei torcervi nemmeno un capello.

Chi dice questo ha un’anima cattiva e il cielo lo punirà'.

Figliolo, questa è una inesorabile maledizione che un giorno ci fece un vecchio viandante.

Egli disse “vi annuncio che un mattino Giuliano vi ucciderà con la sua spada!”.

“No, no, no… gridò Giuliano, meglio allora che io me ne vada lontano!” Fuggì e portò per anni nel cuore il suo dolore. In Galizia viveva allora una bella fanciulla, dai capelli lunghi e biondi come il grano e gli occhi azzurri come il mare, era dolce e buona e Giuliano si innamorò. Il loro amore benedetto dal cielo venne consacrato ai piedi dell’altare.

Essi vivevano felici in un castello posto alle pendici di un bel monte. Un giorno due viandanti stanchi ed affamati giunsero alle porte del castello e chiesero ospitalità alla bella fanciulla.

La donna non si fece pregare: ospitò e sfamò i due viandanti.

“Sii benedetta, dissero, grazie per quello che hai fatto per noi. La nostra vita è divenuta errante. Da trenta anni cerchiamo il nostri figlio Giuliano, un giovane baldo e valoroso”.

La giovane donna commossa abbracciò i due viandanti e disse: “Le vostre pene sono finite, questa è la casa di Giuliano e io sono vostra nuora.”

 Fra le lacrime essi strinsero al cuore la nuora e il dolore scomparve dal viso dei vecchi. “ora, disse la donna ai servitori, preparate la mia camera nuziale affinché i genitori del vostro padrone possano riposare in pace in attesa del ritorno del figlio”.

Ma il demonio stava per scatenare una tempesta infernale. In quel fresco mattino splendeva il sole, indorava le selve, i campi verdi, i cerbiatti saltavano superbi e il cacciatore con i suoi compagni di caccia inseguiva la preda.

 All’improvviso una splendida cerva, in attesa di figlioletti, comparve dinanzi a Giuliano che rapido scoccò il dardo mortale. La cerva morente gridò: “Vile! Che la miseria e la maledizione cadano su di te!”.

 Frattanto ecco sbucare tra i rami un uomo ansante che grida a Giuliano: “Vengo dal tuo palazzo, tua moglie è insieme al suo amante nella vostra camera nuziale”.

 Giuliano, in preda a un’ira profonda, si precipita a palazzo armato di spada, entra nel suo talamo nuziale e uccide la coppia che riposa tranquilla. Poi annuncia urlando, la strage compiuta. Intanto vede arrivare la moglie che gli annuncia che i suoi genitori sono riusciti a trovarlo e che, in attesa del suo ritorno dalla caccia, riposano felici.

Un urlo disperato esce dal petto di Giuliano che annuncia alla donna di aver ucciso i due vecchi. Ella comprende il tragico errore e lo consola dicendogli: “O sposo, non hai più famiglia ma ti rimane Dio, chiedi a Lui perdono”.

Donati i suoi averi ai poveri, Giuliano parte dal castello per espiare la sua colpa.

Vaga per anni soffrendo e pregando, racconta a tutti la sua tragedia ma da tutti viene scansato. Per strade polverose e disagiate incontra un poveretto che divide con lui il suo pane.

 A lui Giuliano racconta le sue pene: il vecchio lo consola.

E’ tanta la serenità che il vecchio gli infonde che egli comincia a sentire il suo cuore libero.

Frattanto il pane secco impedisce al vecchio di mangiare cosicché chiede al giovane di procurargli dell’acqua. Giuliano cerca e tra le foglie di un cespuglio sente gorgogliare e vede un fresco zampillare di acqua dolce.

 Il vecchio si disseta e poi scompare lasciando in Giuliano una serenità nuova. Continua il suo vagare e vede un fiume rilucente in un’ampia valle. “Giuliano, dice una voce, è qui la tua dimora”.

Costruisce una capanna di canne e di foglie e qui dorme fino al mattino. Il giorno dopo un giovinetto lo chiama e gli chiede di aiutare il padre ad attraversare il fiume pieno di correnti pericolose.

Giuliano, in sella al suo cavallo, porta in salvo il vecchio. In lui nasce un’idea nuova: aiutare il prossimo. Passano ancora degli anni dedicati ad aiutare gli altri, la sua guerra interiore è quasi spenta, la sua dedizione a Dio è grande.

 Un giorno un vecchio cencioso, mal messo e pieno di piaghe chiede il suo aiuto.

Giuliano lo copre con il suo mantello e il miracolo si compie; le piaghe del vecchio guariscono, gli abiti si tramutano in vesti d’oro, e a Giuliano appare il viso di Gesù che lo chiama: “il cielo, Giuliano, oggi ti chiama, fra gli angeli e i beati, vieni!”.

La capanna risplende di divino fulgore e gli angeli scendono a prendere Giuliano per portarlo nella gloria di Dio.

Fonte Parrocchia di Faleria

 

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